Una carogna di talento

Una carogna di talento

 

A tutti è capitato di gustare una buona musica, un bel film, un ottimo libro, e poi, dopo averne incontrato l’autore essere costretti ad ammettere che forse era meglio di no; perché se l’opera è buona, non sempre lo è anche lo spirito del suo creatore.

Sarà pure un’ingiustizia divina, ma il talento è una cosa a sé, e cresce spesso su un terreno concimato di stupidità o di cattiveria. Un po’ come un fiore che per farlo bello serve un po’ di letame.

Anche noi ne abbiamo conosciuti, che prendono in mano un violino, un pennello, una matita, e diventano angeli soprannaturali. Poi lo posano, e rientrano nella loro umana dimensione di mascalzoni, avari, imbroglioni. O di semplici imbecilli. E qui ci fermiamo per non esaurire la lista dei difetti capitali.

Un eccellente esemplare di questa categoria pare che fosse la buonanima di Salvatore Quasimodo, poeta sommo e premio Nobel. Certo non un simpaticone, come si intuisce anche dall’espressione nella foto.

La notizia ci è stata servita a pag. 41 di Repubblica del 30 novembre.

In un articolo, il figlio del genio, Alessandro, attore e regista (condannato a una specie di inferno dalla continua richiesta di riproporre le opere dell’odiato padre), confessa di aver deciso, come abbiamo letto nella recente cronaca, di mettere all’asta la medaglia Nobel di Quasimodo senior, e di averlo fatto  “non per soldi, ma per gelosia”.

E poi, avanti con il racconto di una sfilza di carognate familiari, anche queste da Nobel.

Eccone alcune, notevoli, tirate giù pari pari dall’articolo: i sei aborti a cui fu costretta la povera moglie, la poetessa Maria Cumani; l’ultimo quando il piccolo Alessandro, che aveva undici anni, sentì il padre che diceva alla madre: “Devi scegliere, o me o il bambino”.

Poi le continue minacce a lui, studente, se non lo promuovevano, di mandarlo a fare l’operaio. E il dispiacere di non vederlo quasi mai: classico genitore assente.

Per ultima l’elegante e garbata decisione di andare “alla cerimonia di Stoccolma, quella della consegna del Nobel, con la sua amante, lasciando a casa me e mia madre, che invece eravamo stati invitati”.

L’articolo si chiude con uno sconsolato “No, non è stato un buon padre. Ma rimarrà per sempre un grande poeta”.

“Ognuno sta solo sul cuor della terra / trafitto da un raggio di sole:/ ed è subito sera”. Davvero una delle sintesi più sublimi della condizione umana.

Non c’è che dire: una carogna di talento.


“Perché Gesù non ha difeso gli animali?”

 

Irresistibilmente attratti dal titolo di questo incontro, il 3 dicembre ci precipitiamo all’AV/VA, Associazione Vegetariana/Vegana Animalista.

Si sprofonda in uno scantinato ripido dove le sedie ci accolgono (a proposito di terrorismo, solo ideologico per fortuna, e meno pericoloso per noi infedeli) occupate da biglietti minacciosi: ”L’uso dei medicinali e dei cibi cotti ha ucciso più gente che le guerre”, e altre simili baggianate.

Qui, carognate niente, ma confusione mentale molta.

Il pubblico di vecchiette esaltate, rasta mansueti e altri strani personaggi pende dalle labbra del carismatico conduttore dell’incontro, il quale esordisce dichiarandosi più che certo che Cristo fosse vegetariano, anzi, addirittura pitagorico, sulla base di una ovviamente incontrollabile notizia. Cioè che i pitagorici della Magna Grecia si riunivano nel “sissizio”, il pasto vegetariano in comune. Il nesso? Mah.

Allora, se Gesù era vegetariano, perché non ha, appunto, difeso gli animali? Beh, la spiegazione fornita è che lo ha fatto, ma i passi dei vangeli in cui si parlava del suo amore per le bestie sono stati manomessi in seguito, cancellando la notizia. Anche qui, mah?

E così via, giù per una china scivolosa, fino a ipotesi cervellotiche e dimostrazioni fantasiose sulle diaboliche mutazioni fisiche e caratteriali che spuntano, accompagnate praticamente da tutte le malattie conosciute, sulla cartella clinica di chi mangia carne, pesce, uova.

Mentre chi si limita ai vegetali è bello, buono e sano.

Naturalmente noi siamo del parere che, a tavola, ognuno è padrone (sempre con cervello e stomaco strettamente collegati). Però questo estremismo gastronomico ci fa l’effetto del niente sale nel piatto (carne o verdura che sia). Ammazza il gusto della mensa, e quindi del sociale.

Ci perdoneranno i nostri amici vegetariani?


Alzheimer (nessun nesso con la notizia precedente)

 

E’ un problema su cui si legge sempre di più negli ultimi tempi. Per forza, visto che, siccome non moriamo più di malattie infantili, sono venute fuori quelle senili. Ma la cosa buona è che, oltre a parlarne, pare che si cominci anche a trovare qualche cura. Una miniera d’oro per le case farmaceutiche e una speranza per tutti.

Comunque a noi non interessa: noi siamo a posto e perfettamente sani. Effettivamente per gli altri può essere un guaio, perché fa dimenticare tutto…ma, veramente, come dicevamo…come dicevamo?...ah, sì: l’Alz…fa dimenticare…ma che ora è? Dobbiamo tornare a casa, eh, ma l’indirizzo…e poi, come ci si arriva?…aiuto!

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