Insalatina estiva

Una serata al buio

 

A essere superstiziosi avremmo dovuto richiamare in anticipo l’attenzione degli organizzatori sulla data dell’evento: venerdì 17.

Ecco di che si tratta.

Sulla più bella terrazza di Roma (in proposito ci siamo dilungati poco più di un mese fa, sbavando dall’invidia), quella della Fondazione Scelsi, con vista sul Foro Romano e sul Palatino, era in programma una serata musicale: “Le danze di Shiva”.

Complice la notte calda, la piacevolezza del posto e la curiosità sul programma, ci siamo presentati in più di quanti avremmo dovuto. Appollaiati su cornicioni, scalette, addirittura vasi da fiori. Noi privilegiati sul tetto del lucernario che dava sul pozzo dell’ascensore (di cui abbiamo temuto il crollo tutta la serata).

L’inizio serata è stato animato da due giovani tecnici totalmente inefficienti, che sgambettavano fra le sedie degli spettatori, mentre gli artisti aspettavano di cominciare, cercando di collegare spine, spinotti, cavi a un proiettore. E non ci sono riusciti. Poi hanno tentato di accendere un precario faretto per illuminare la scena. E non ci sono riusciti. Evviva la professionalità romana. Una piccola prova prima, no, eh?

Lo spettacolo vero e proprio è cominciato con una danza del ballerino Raghunath Manet. O meglio, è quello a cui presumiamo di aver assistito, perché il poveruomo, scurissimo di carnagione, con indumenti altrettanto scuri, al buio risultava completamente invisibile. I suoi movimenti ce li hanno comunicati solo uno strusciare di piedi nudi e numerosi sospiri, alternati a emissioni sonore, in hindi, supponiamo.

Siamo sicuri, per averlo sentito, ma rigorosamente senza vederlo, che in seguito ha anche suonato la veena, e qualche percussione. Sempre nella più profonda oscurità. Insomma, come ai bei tempi andati, tutti riuniti ad ascoltare (al buio contro le zanzare) la radio in terrazza.

Poi per fortuna c’erano gli altri: flauto, Ceccomori; cello, de Saram; Brizi, tastiere e Reis, voce. Loro, fortunati, avevano una lucina sul leggio, e noi, altrettanto fortunati, li abbiamo visti.

Hanno suonato e vocalizzato a lungo, alternando melopee in latino a stridori del miglior contemporary sound.

Suggestivo; talvolta piacevole, talvolta meno, comunque interessante.

A chiudere, buon prosecco fresco.


Accessori da sera (per musicisti)

 

Ultimamente siamo stati a parecchi concerti all’aperto e nel nostro ancora latente (secondo gli amici), manifesto (secondo i nemici) squilibrio mentale abbiamo immaginato una linea di design per gli accessori professionali indispensabili in queste occasioni.

Spesso c’è una brezza che fa volare via la musica dal leggio. E si assiste al patetico fai da te dei suonatori che armeggiano con orride mollette da bucato colorate, naturali, di legno, di plastica, per bloccare i fogli.

Basta con questa attrezzatura da massaie. Fidanzate, attivatevi! Quello che ci vuole è una pratica confezione di mezza dozzina di mollette in elegante bachelite o altro materiale nero lucido, con la molla argentata o dorata. O magari tempestata di strass (solo per il repertorio vintage).

E le squallide bottigliette di acqua minerale che infestano i palcoscenici ai piedi dei maestri? Uniamo l’utile al dilettevole. Ai musicisti bisogna fornire quei contenitori termos che si trovano senza difficoltà dai migliori casalinghi; i quali non solo mantengono fresco il liquido, ma nascondono le etichette e i coloracci della bottiglia. Naturalmente anche loro rigorosamente neri. Con bordino come sopra (argento, oro o strass).

Per non parlare dei panni di mille colori con cui i più calorosi si asciugano il sudore, sacrosanto ma antiestetico, delle esecuzioni. Anche quelli, da sostituire con eleganti salviette di fiandra o di spugna finissima, comunque scure.

Sull’abbigliamento casual e generalmente antiestetico (per il cattivo gusto, e spesso anche per l’inadeguatezza al fisico di chi lo indossa) ci siamo già espressi in passato, e temiamo che non ci sia niente da fare. Evidentemente nella mente dei performers il look casual (spesso anche dirty) è sinonimo di modernità e disinvoltura talentuosa. Insomma: jazz, uguale musica del diavolo. E il rock? Peggio. Inutile forse tirare fuori le foto degli americano, da Ellington a Sinatra, che, anche se in smoking, ce li ricordiamo piuttosto bravi, vivaci e per niente antiquati. Erano altri tempi, d’accordo, ma perché cambiare?


I panzerini in marcia

 

Sonno estivo più leggero e finestre aperte. All’alba o nel mezzo della notte più profonda sentiamo sui sampietrini sotto casa lo sferragliare delle rumorosissime ruote dei trolley. Una colonna di panzerini in marcia verso un bus, un taxi, un pulmino che porterà a ore impossibili i loro proprietari su un volo economico con rotta verso terre esotiche.

Povera gente che parte per le vacanze e comincia le settimane di passione (altro che relax) con questa massacrante odissea.

Noi ci giriamo dall’altra parte. E non li invidiamo.

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