N° 484 - L'Orlo del Baratro

Chissà come mai ogni volta che il mondo si trova in una situazione minacciosa o drammatica, prima di trovare un rimedio bisogna arrivare sull’orlo del baratro, a un passo dalla rovina totale.

Infiniti sono gli esempi a portata di mano, ma ce n’è uno che capita a fagiolo perché unisce la cronaca attuale, anzi attualissima di questi giorni, con un uovo avvelenato scritto dal Cav. Serpente più di un anno fa librandosi in voli pindarici naturalistici e nello stesso tempo avventurosi come si capirà leggendone il titolo.

La cronaca: “Lago Snia, dopo le ruspe si contano i danni”, “Ex Snia, ok ad ampliare il parco”. Insomma è successo che lo spazio intorno a un laghetto spontaneo di acqua bullicante nato per caso da un cantiere (di sicuro contro la volontà del costruttore) e diventato patrimonio della popolazione di quel settore estremo di Roma è stato violato dalle ruspe del perfido fellone ancora proprietario di una parte del terreno che voleva ricuperarlo per farne i comodi propri.

Ribellione della popolazione, naturalmente quando il danno era già fatto, ma, ormai sull’orlo del baratro, sono prevalsi i nobili sentimenti e si dovrebbe riuscire a salvare capra e cavoli.

 

Di seguito l’articoletto del Serpente.

N° 444 - 24 febbraio 2020

INDIANA JONES ALL’AMATRICIANA

 

Eccoci qua, cappellaccio in testa, frusta di cuoio intrecciato e via al galoppo per la Prenestina, fuori Porta Maggiore, periferia degradata di Roma, alla ricerca del misterioso Lago Bullicante. Acqua sorgiva, vegetazione rigogliosa: Salix alba, Phragmites australis, Populus alba; ricca fauna stanziale: Germano reale, Martin pescatore, insieme con specie di passaggio come il Falco pelle-grino e la Beccaccia.

E’ un relitto della recentissima era industriale, anni ’50–’60. Lì c’era uno stabilimento della SNIA che produceva seta artificiale; poi è finita la richiesta, è sfumato il lavoro, è defunta anche la fabbrica.

Ma non è svanito il sottobosco dei furbetti malandrini, fra cui un costruttore che all’inizio dei ’90 rileva l’area, progetta di farci un grandissimo centro commerciale e mentre scava la buca per il garage sotterraneo, involontariamente intercetta la vena dell’Acqua Bullicante.

Disastro: inondazione e blocco del cantiere. Il furbetto prova a non rimetterci i quattrini cap-tando l’acqua con le idrovore e pompandola nel grande collettore fognario. Esplosione dello stesso e allagamento della Via Prenestina. E fine della furbata.

Ora è un bellissimo laghetto selvatico, organizzato e curato da un gruppo di volontari della zona. L’acqua non solo è pulita, ma anche minerale e continua a zampillare dal sottosuolo mante-nendo il bacino ben pieno e facendo la guardia allo scheletro, ormai nobilitato dai muschi, del mancato supermercato. Il palazzinaro si starà ancora mordendo le unghie, la gente del quartiere invece è molto contenta.

A questo punto, per evitare di essere presi per mitomani, vi confessiamo che in testa non in-dossavamo il cappellaccio ma il casco obbligatorio e la frusta non ce l’avevamo perché su un mo-torino (che non è un cavallo) a che serve una frusta? Però l’avventura all’amatriciana l’abbiamo vissuta davvero e vi invitiamo a ripeterla per conto vostro perché merita.

 

Via di Portonaccio, angolo con Via Prenestina. Dal cancello si vede il cartello e si entra senza problemi.

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