Due sorprese


Ci siamo capitati per un fortunato caso (altrimenti che sorpresa sarebbe stata?) che ci ha indotti a fare qualcosa di imprevisto: mollare quello per cui eravamo usciti da casa. Eravamo su, nella saletta al secondo piano del Mercato Centrale Roma di Via Giolitti, dove ci aveva dato appuntamento Arteindiretta per partecipare a un racconto accompagnato da proiezioni, su come pesci, crostacei e frutti di mare arricchivano le tavole imbandite nelle nature  morte, soprattutto fiamminghe, del ‘600.

Buona la ricetta ma troppo allungato il brodo delle chiacchiere, poco speziato il piatto forte delle proiezioni, e soprattutto distraente l’arrivo di paradisiaci effluvi di cibo e tintinnio di posate provenienti dai ristoranti di sotto.

Non abbiamo resistito e siamo scesi. Sorpresa!

Fino a ieri, Via Giolitti, lato destro della Stazione Termini, era uno dei diverticoli intestinali del ventre degradato della città. Stanzoni abbandonati e bui, dentro. Fuori: ambulanti, ubriachi, sporcizia, traffico impossibile e niente parcheggio.

Ma noi sapevamo che quell’ala dell’enorme edificio della stazione era stata progettata e messa in cantiere alla fine degli anni trenta da uno dei tanti geni che avevano reso magnifica l’architettura del regime, Angiolo Mazzoni; finché la caduta del fascismo aveva bloccato tutto. Solo che, come molti altri esempi di quel periodo, tutto era stato abbandonato e pochi anni erano bastati a far dimenticare il capolavoro.

Finché (e qui emerge il pericoloso genio italico: quello che ci fa sopravvivere alle catastrofi, ma non ci insegnerà mai a prevenirle) per salvare capra e cavoli un astuto imprenditore ha avuto l’idea di aggrapparsi all’unico salvagente funzionante in questo periodo.

La cultura? Ma no, la gastronomia!

E sotto quelle volte di purissimo stile razionalista ha impiantato il Mercato Centrale Roma. 

E così ci ha restituito, recuperandola, la baracca.


Seconda sorpresa:

Questioni di Pelle. Che è il titolo di una rassegna mensile organizzata dalla DermArt, un’associazione, come dice il nome, di dermatologi con inclinazioni artistiche.

Oggi, 24 novembre, si è parlato di stimmate, un tema che, specialmente con Padre Pio, ha provocato infinite inquietudini sulla reale origine (e sulle tante possibilità di frode ad essa abbinate) di queste patologie cutanee.

Abbiamo saputo che dal punto di vista medico si tratta di ulcere croniche o lesioni necrotizzanti; che spesso si manifestano sul piede diabetico; che non è vero che profumano, anzi mandano un puzzo terribile; che non sono mai state osservate in pazienti non cattolici; che San Francesco è il primo e l’unico stigmatizzato ufficiale della Chiesa, e che queste piaghe appaiono, ovviamente, sempre sugli stessi punti geografici del corpo di Cristo crocefisso: mani, piedi, costato e testa (la corona di spine).

 

Abbiamo visto riproduzioni delle tante Deposizioni della storia dell’arte, e quella che non conoscevamo e ci ha colpiti di più è il Cristo sostenuto dagli angeli di Manet, criticatissimo a suo tempo per la sua presunta crudezza e per il realismo giudicato blasfemo, ma dal nostro dermatologo relatore Massimo Papi definito scientificamente preciso, perché rappresenta con amorosa accuratezza il gonfiore di piedi e caviglie, che sopravviene durante il crudele supplizio della crocefissione.

Alla fine, dulcis in fundo, è proprio il caso di dirlo, ci hanno servito (in modo virtuale) i biscotti di pastafrolla con le stimmate di marmellata che si pretende siano nati come omaggio a Padre Pio, ma nello stesso tempo si teme siano una bufala e in realtà li abbia inventati anni fa una massaia fantasiosa ma all’oscuro dell’esistenza del santo di Pietralcina.

Poi la rete…

Al prossimo incontro si parlerà di unghie.

La dermatologia, chi l’avrebbe mai immaginata così divertente?