Approssimazione Romanesca

 

Manca l’acqua…

 

Noi, invece, non potevamo mancare alla molto attesa apertura al pubblico, pochissimi giorni fa, dell’appena restaurata Uccelliera Farnese al Palatino.

La giornata è bella, la folla molta, e, davvero inutile ripeterlo, lo spazio che fu il centro monumentale della Roma imperiale di due millenni fa, sempre unico.

Malgrado quindici secoli di rapina, spoliazioni e criminale distruzione a colpi di mazza di statue, colonne e cornicioni marmorei scolpiti da artisti sublimi, solo per farne calce con cui mettere insieme stalle e catapecchie, il luogo mantiene la sua maestà.

Intendiamoci, quando gli antichi reperti capitavano in mano a qualcuno un po’ più acculturato dei poveri contadini del medioevo, allora finivano sugli altari di qualche chiesa o nei saloni di qualche palazzo patrizio, sempre scriteriatamente rubati dalla loro collocazione originale, ma almeno non sbriciolati in una  fornace.

Torniamo al punto: il restauro dei due padiglioni rina-scimentali degli Orti Farnesiani è molto carino, i colori dei nuovi intonaci vivaci e all’interno ci sono delle belle statue ben restaurate e ben ripulite, però…


Però, già qualche giorno dopo l’apertura, il ninfeo che dovrebbe accogliere i visitatori ai piedi delle scale con fresche cascatelle in mezzo al capelvenere è senza acqua corrente, ma comunque ornato dal quasi obbligatorio aeroplanino di carta. Che sarà anche il risultato della maleducazione di qualche bambino, o genitore, ma, certo, l’intervento di un guardiano… (e ce n’erano tre, a un passo, ma troppo occupati a parlottare fitto fitto di turni e pause sindacali).

La vegetazione sulle finte rocce è ben brunita dal tempo e dall’arsura (sembra autentico cuoio antico), e sulle balaustre le piante di aloe, che dovrebbero essere succulente, carnose e vitali, in vasi ovviamente nuovissimi ma già imbrattati, o forse semplicemente non ripuliti dalla calce, tanto chi se ne accorge? sono in uno stato preoccupante.

 

Che dire? Dopo tanti anni di sperimentazione dobbiamo ammetterlo: è un fenomeno naturale, quindi incontrollabile. Si chiama: Approssimazione Romanesca.


 

…ma non manca la melassa

 

Ecco, di quella ce n’era in abbondanza a una presentazione a cui stiamo stati invitati in uno spazio bellissimo nella ex zona industriale del quartiere Ostiense.

Fondazione Exclusiva, si chiama questo spazio, ed è ricavato da un loft in disarmo, magnificamente recuperato, dotato di un’elegante illuminazione e, indispensabile antidoto alla zuccherosità della cerimonia, rifornito di ottimo vino secco e squisitezze gastronomiche salate.

Presentazione, dicevamo, di un libro di Alberto Simone intitolato “La felicità sul comodino - piccoli segreti per vivere meglio”.

Dichiarazione d’intenti impressa sul segnalibri di accompagnamento all’opera: “Se io provo fiducia in me stesso e negli altri, io sono la fiducia. Se provo amore per qualcosa o qualcuno, io sono l’amore”.

Un Libro Cuore riproposto oggi ai nipotini di De Amicis.

Un gruppo di attori giovani ne hanno implacabilmente letto molte, decisamente troppe pagine; dopodiché è arrivato il momento delle interviste buoniste condotte dalla signora D’Eusanio che non ha mai smesso di cinguettare complimenti agli intervistati (maschi) per i traguardi raggiunti, ma soprattutto per la loro bella presenza: il bell’autore, il bell’avvocato titolare della fondazione, il bel disegnatore impegnato con fogli e carboncino durante tutta la cerimonia, il bello ed eroico sportivo riuscito a diventare nazionale paraolimpico malgrado l’amputazione di una gamba, il bello e buon clown di sostegno ai bambini malati.

Gli altri, di cui non si poteva ragionevolmente sottolineare il lato estetico, comunque tutti “belle persone”.

Insomma, una faccenda davvero a rischio per un diabetico.

Per fortuna, come accennato in precedenza, la parte alimentare è risultata decisamente orientata sul salato: ricottine eccellenti, notevoli tortini di formaggi, gamberetti ben freschi e vini pregiati.

Si è in questo modo, e per fortuna, ritrovato l’equilibrio insulinico.