N° 508 Cold Case - Crimini: Prima Udienza

Immaginiamo i resti di Sherlock Holmes e Watson intenti a scambiare due chiacchiere seduti in poltrona (in realtà sono due scheletri di canguri preparati in un modo che ci è sembrato molto simpatico e utile per il nostro discorso nel Museo di Zoologia di Roma),

Di cosa potrebbero discutere i due criminologi ridotti all’osso se non di crimini? Antichi, naturalmente, e contro l’arte.

Si tratta purtroppo di delitti ormai caduti in prescrizione perché è passato troppo tempo. Ma le prove sono ancora in giro, dappertutto, a farci rabbrividire. E dobbiamo anche aggiungere che i casi da esaminare sono talmente tanti che probabilmente ci serviranno più di due udienze.

 

Degli investigatori non ci dobbiamo preoccupare: possono aspettare senza alcun bisogno di riposo o di generi di conforto. E allora cominciamo.

A piazza del Popolo c’è un bellissimo obelisco, in un primo tempo scippato agli egiziani, portato a Roma e piazzato nel Circo Massimo da Augusto, e fin qui, nessun danno. Ma poi, nel 546 dopo Cristo. Totila entra con i suoi cattivissimi Goti a Roma, la sottopone a uno dei tanti sacchi che ha subito prima e subirà dopo, ma in più rispetto a quello che hanno fatto gli altri stupratori, si prende cura di far buttare giù tutti gli obelischi della città, tranne quello vaticano, che stavano ancora in piedi nelle spine dei circhi o davanti ai mausolei.

Ordina anche di fare in modo che nella caduta si spezzino in frammenti e finalmente, e qui sta la perfidia vera, si assicura che gli spigoli dei pezzi vengano accuratamente spizzati dai suoi scalpellini in modo da arrotondarli e rendere diabolicamente difficile rimetterli in piedi.

Mille anni dopo Sisto V lo rialza, con gli angoli molto mal restaurati soprattutto per l’uso di un granito diverso, per la pessima lucidatura e per la rozzezza delle figure e dei geroglifici imitati molto male dagli artigiani di Domenico Fontana. Ma almeno sono di nuovo in piedi.

A testimonianza dei fatti criminosi, ecco un brano da “Gli obelischi di Roma”, una cronaca scritta da Monsignor Michele Mercati, protonotaro apostolico, nel 1589: “…nel guardare gli obelischi mentre si cavano dalle ruine di Roma, si conosce chiaramente essere stata particolare industria e pratica nel guastarli: si vede che gli obelischi sono stati rotti in almeno tre pezzi, tra i quali quello più grosso, mediante gli scantonamenti, è stato fatto tondo al fine che non si potessero più drizzare.”

 

Questi barbari!

 

Un altro bello scherzetto lo hanno combinato gli straccioni del Medio Evo, alla disperata ricerca di metallo.

Non c’era più la tecnologia per scavarlo, non c’erano strade né navi per trasportarlo, e allora: idea! Trapanare forsennatamente tutti i monumenti romani, che come si sapeva erano innalzati senza malta, pietra su pietra, arco su arco, il tutto tenuto su dalla gravità e da staffe di metallo inserite dentro il muro.

E allora via di scalpello. La mano d’opera costava pochissimo, il tempo non contava, quindi era economicamente conveniente ricavare il metallo scavando un buco in ogni giuntura, un buco che distruggeva tutto all’intorno, ma tanto l’idea di risparmiare un sasso solo perché era bello non era neanche concepibile in quell’epoca di desolata miseria.

Così hanno bucherellato tutto il Colosseo da cima a fondo, e tantissimi altri edifici antichi. I quali comunque, per il solo fatto di non essere crollati, vuol dire che erano costruiti molto bene.

 

Come abbiamo detto all’inizio, il reato è prescritto, gli imputati sono irrintracciabili, ma noi seguitiamo a presentare le prove.

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