Per l’educazione dei suoi cinque figli, papà Giovanni Battista Spontini, calzolaio a Maiolati, si appoggia allo zio prete Don Giuseppe. Il risultato? Antonio, prete; Nicola, prete; Venanzio, prete; Clorinda, suora.
Il piccolo Gaspare se la cava per un soffio, grazie alle idee chiare e al carattere già bello ruvido. Scansato il pericolo, studiacchia musica qua e là con maestri locali finché riesce a entrare al Conser-vatorio della Pietà dei Turchini di Napoli. È fatta: da questo momento comincia il gioco serio.
Sempre per il suo caratteraccio lo allontanano dal conservatorio; allora se ne va a Roma dove debutta a teatro con la farsa “I puntigli delle donne”. Gli bastano cinque anni per riempire i palco-scenici di mezza Italia con le sue opere, quasi tutte buffe, qualcuna seria.
Nel 1803 eccolo a Parigi, fornito (inspiegabilmente) di un pacchetto di lettere di presentazione per alti esponenti della finanza che lo aiutano a intrufolarsi nel bel mondo parigino, fino a Josephine de Beauharnais, moglie di Napoleone e Imperatrice dei Francesi.
Chiaro che questo contatto gli permette di arrivare in alto. Infatti, dopo la composizione di al-cune insignificanti marchette di circostanza, il suo talento fa il botto e produce la “Vestale”, il capo-lavoro che, partendo dall’Opera di Parigi fa di volata un vittorioso giro d’Europa, Italia compresa, con debutto trionfale al San Carlo di Napoli, protagonista Isabella Colbran, in quel periodo amante dell’impresario Barbaja, a cui la ruberà Rossini in un folle vortice di corna e prime donne.
Ancora a proposito del suo caratteraccio, lo stesso Rossini racconta di aver tentato più volte di infilarsi di nascosto in teatro per sbirciare le prove dell’opera. Senza mai riuscirci. Spontini era infles-sibile: nessun estraneo ammesso, neanche se era un collega, anzi, forse in quel caso escluso più ener-gicamente. E dava in sfuriate vulcaniche se si accorgeva di qualche illecita intrusione.
Sempre sull’ala del favore di Giuseppina, è nominato direttore (guarda caso) del Theatre de l’Imperatrice. Anche la Corte di Napoli tenta di scritturarlo in questo periodo, ma inutilmente: Napo-li contro Parigi? Improponibile, anche se all’epoca le due città se la battevano.
Nel frattempo si sposa con Marie Catherine Erard, della famiglia dei grandi costruttori di piano-forti. Fa sorridere che a Maiolati, il paesello: mille chilometri di distanza e un mondo di arretratezza, l’evento sia festeggiato con “regalie a poveri e a zitelle”.
Anche se Gaspare è tormentato da complicazioni professionali e politiche: Napoleone, prima re-staurazione, poi di nuovo Napoleone, poi seconda restaurazione; ma anche impicci a livello più basso fra colleghi dell’ambiente, il suo ultimo periodo francese è pieno di lusinghe. Riceve la cittadinanza onoraria e perfino la Legion d’Onore.
Ma il destino ha altri progetti: all’uscita dal Teatro dell’Opera in cui si rappresenta la sua “Olim-pie”, l’erede al trono Carlo di Borbone è assassinato. Chiusura del teatro, sospensione delle repliche ed ecco che l’aria di Parigi all’improvviso gli si fa meno salubre.
Per salvarsi Spontini strizza l’occhio verso la Prussia, dove regna un suo grande ammiratore, Federico Guglielmo III che lo invita a Corte con la promessa di nominarlo Generalmusikdirektor.
Tutto risolto? Macché: appena arrivato a Berlino, nel 1820, sbatte il naso contro la prussiana, quindi incrollabile, ostilità del Sovrintendente, conte Carl von Bruhl, accanito sostenitore della mu-sica tedesca contro quella italiana. “Spontini fa musica troppo piena di fronzoli”, “Spontini non par-la il tedesco”, “Spontini è un cattivo direttore d’orchestra”, eccetera. Il re non gli dà retta, anzi gli dà contro umiliandolo in più di una occasione. Figurarsi la rabbia del conte!
Gaspare resiste alle ostilità per ben vent’anni, poi Federico Guglielmo III muore, azzerandogli ogni sostegno. Il conte Redern (succeduto a Bruhl, con la stessa vivissima posizione antitaliana) pre-senta al nuovo re Federico Guglielmo IV una relazione in cui propone la cacciata del vecchio Mae-stro di Cappella e fornisce una serie di nomi, tutti tedeschi, come successori.
Offeso, Spontini risponde sull’onda dell’emozione, esagera nei termini e si becca una denuncia per lesa maestà con una condanna a nove mesi di galera, pena sospesa. Prova a riproporsi sui palco-scenici di Berlino, ma ormai il pubblico gli ha voltato le spalle e così è graziosamente costretto a di-mettersi. Al suo posto arriva Giacomo Meyerbeer.
Il fatto è che Spontini è visto come il musicista di Napoleone, colui che ha tentato di buttare all’aria il sistema monarchico d’Europa. E adesso che c’è aria di restaurazione tutto ciò che richiama l’Imperatore è bandito. Compresa la musica. Si può dire che, dopo essere stato il musicista italiano neoclassico più amato in Europa, adesso è quello che tutti odiano di più.
Basta. Ancora qualche giretto in Europa poi se ne torna a casa. Il papa Gregorio XVI (Maiolati fa parte dello Stato Pontificio) lo ha nominato conte e lui se ne rimane tranquillo nei suoi campicelli, ora diventati nobile contea, finché muore lasciando tutto in opere di bene: la Casa di Riposo, la Casa delle Fanciulle, il Monte di Pietà e perfino il proprio cuore da imbalsamare e consegnare alla sua ve-dova Marie Catherine che ancora vive a Parigi.
Bizzarra e anche un po’ macabra decisione che oggi ci fa una certa impressione, ma forse allora era un gesto di amore e devozione. Chissà.
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